Sordofobia in Calabria

Luca Iacovino. Presidente Nazionale ANS
L’ennesima triste vicenda di sordofobia culturale in Calabria.
Tra menefreghismo, indifferenza e cattivi esempi istituzionali.
In Calabria si parla spesso di “nuovi orizzonti culturali”, di “territorio che si apre al mondo”, di “opportunità mai viste prima”.
Eppure, dietro le luci scintillanti degli eventi e delle parole altisonanti, continua a sopravvivere – silenziosa ma tenace – una forma di sordofobia culturale che esclude, ignora e marginalizza migliaia di cittadini con problemi uditivi.
L’ultimo episodio arriva dal mondo dell’arte e dell’alta formazione: l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.
Un festival internazionale che parla di libertà, ma ignora l’accessibilità.
Il Performing Fest è stato raccontato come un “villaggio dell’arte globale”, un ponte tra Catanzaro e New York, Londra, Berlino, Parigi.
Una celebrazione della libertà artistica, culminata nella lectio magistralis del maestro cileno Alfredo Jaar.
Un festival che ha parlato di libertà, diritti, geopolitica, censura, umanità. Un festival che ha portato a Catanzaro ciò che solitamente si vede a New York, Berlino, Londra, Parigi.
Eppure, proprio in un evento che parla di libertà, diritti, umanità, geopolitica, censura e mostri del nostro tempo, non è stata garantita la minima accessibilità alle persone con problemi uditivi.
- Nessuna risposta alle nostre richieste.
- Nessun sottotitolo.
- Nessun servizio di supporto.
- Nessuna attenzione.
- Nulla.
- Un silenzio assordante, che stride con la profondità dei temi trattati e con la missione stessa dell’arte contemporanea: vedere ciò che gli altri non vedono.
Il cattivo esempio del Comune di Catanzaro si diffonde
Questa indifferenza non nasce dal nulla.
È figlia di un clima istituzionale che, purtroppo, abbiamo già denunciato.
Il Settore Cultura del Comune di Catanzaro, nonostante il richiamo formale del Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, continua a:
- non rispondere alle nostre lettere;
- ignorare i doveri istituzionali;
- escludere sistematicamente le persone con disabilità uditiva dagli eventi culturali.
Un comportamento che non è solo scorretto: è arrogante, è discriminatorio, è indegno di una città che si definisce europea.
E ora ci chiediamo:
l’Accademia di Belle Arti seguirà lo stesso cattivo esempio?
Il messaggio che passa è devastante:
- l’arte è per tutti, ma non per i sordi;
- la cultura è inclusiva, ma solo a parole;
- i diritti valgono, ma non per tutti;
- la libertà è sacra, ma non quella di chi non sente.
È questa l’eredità culturale che vogliamo lasciare?
Un territorio che si riempie la bocca di “internazionalizzazione”, “innovazione”, “nuovi linguaggi”, ma che non riesce a garantire un semplice sottotitolo a chi ne ha bisogno?
La domanda finale, inevitabile:
Dopo il silenzio del Comune, dopo l’indifferenza dell’Accademia, dopo l’ennesima occasione mancata, resta una domanda che pesa come un macigno: L’Accademia delle Belle Arti di Catanzaro vuole davvero seguire la strada della sordofobia istituzionale?
Perché l’arte può anche essere “l’ultimo angolo di libertà”.
Ma se quella libertà è negata a una parte dei cittadini, allora non è arte: è solo un’altra forma di esclusione.
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